INSTALLAZIONI

INSTALLAZIONI E ARTE PUBBLICA
Ogni spazio dispone i corpi. Una piazza, un tunnel, una strada, un museo, un teatro, una frontiera non sono mai contenitori neutrali: stabiliscono soglie, percorsi, distanze, gerarchie, visibilità e divieti. Le nostre installazioni nascono per alterare questa grammatica. Partono spesso da oggetti poveri, trovati, portati, trasformati: cose attraversate da vite precedenti, capaci di chiamare gesti, memorie, racconti. Poi quegli oggetti diventano ambiente: assemblaggi spaziali, habitat provvisori, scenografie urbane, dispositivi in cui il pubblico può entrare, muoversi, leggere, ascoltare, lasciare tracce, cambiare posizione. A volte nascono da processi partecipativi, altre volte dall’autonomia del gesto artistico. Sempre cercano la stessa cosa: trasformare un luogo in esperienza, una superficie in soglia, una memoria in forma abitabile. Non decorare lo spazio. Cambiare ciò che lo spazio rende possibile.
Wieloryb / Whale
Una balena lunga più di quattordici metri diventa un habitat sottomarino della memoria.
Dentro il suo corpo affiorano fossili, organi, voci di bambini, tracce di un’infanzia perduta e ancora viva. Come il grande pesce di Pinocchio, la balena inghiotte e custodisce: non distrugge ciò che ha preso, lo trasforma in respiro, bocca, cervello, polmone.
Installazione realizzata da Sara Pour e Pietro Floridia con Strefa WolnoSłowa, tra memoria personale, immaginario marino e crisi del pianeta.
Mother Tongues / Mappe, tappeti, uccelli
Uno spazio scenico dipinto come un percorso migratorio: mappe antiche, uccelli in viaggio, simboli del tappeto persiano, corpi che attraversano confini.
L’installazione nasce dentro il Mother Tongues Festival di Dublino, da un laboratorio partecipativo con bambini e adolescenti. Frammenti di antiche carte geografiche diventano collage, rotta, paesaggio, memoria.
Sara Pour intreccia le simbologie del tappeto persiano con le immagini incontrate lungo la rotta balcanica: non una mappa per misurare distanze, ma una superficie da abitare, attraversare, ricucire.
Cicloteatro / Teatro di dodici biciclette
Dodici biciclette diventano un teatro.
Il Cicloteatro è un carro lungo quindici metri, composto da dodici pareti montate su dodici biciclette: può viaggiare in corteo, cambiare assetto, aprirsi in arena, diventare fondale, strada, piazza, scena.
Con le pareti dipinte da Sara Pour, ha attraversato confini e città: dalla rotta balcanica a Bologna crocevia di culture, dalle parate per bambini alle storie nate sulla strada.
Un teatro povero, ecologico e viaggiante: non un edificio da raggiungere, ma una macchina scenica capace di muoversi verso le persone.
Pareti dipinte e fondali: Sara Pour
Costruzione scenotecnica: Davide Sorlini, Luana Pavani / Cantieri Meticci
Produzione: Cantieri Meticci
Dispositivo teatrale mobile costruito con materiali di riuso: dodici pareti montate su dodici biciclette, trasformabile in corteo, arena, fondale e scena mobile.
Tra gli utilizzi documentati:
The Game; Bologna crocevia di culture con DAMSLab / La Soffitta, Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, Comune di Bologna; parate e performance nello spazio pubblico.
R.E.D. Carpet / Reframing the European Dream
Un tappeto rosso, simbolo di benvenuto e successo, diventa una soglia critica sull’immaginario europeo.
Attraverso illustrazioni, audio, video e QR code, il pubblico attraversa le aspettative, le promesse, le delusioni e le discriminazioni incontrate da persone migranti arrivate in Europa dal 2015.
Tra tappeto persiano, giardino, paradiso e sguardo, Sara Pour e Pietro Floridia trasformano una superficie cerimoniale in un dispositivo di decifrazione del sogno europeo.
Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia e Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna
Progetto:
Horizon 2020 PERCEPTIONS
MareMuro
Per MareMuro, mostra di arte contemporanea in occasione di Arte Fiera, Sara Pour espone bottiglie piene d’acqua con opere visive al loro interno: messaggi cifrati da un mare misterioso.
Le bottiglie diventano piccoli mondi sommersi: sogni marini, corpi trasformati, frammenti di viaggio, memorie affidate all’acqua.
Un’installazione sul punto in cui il mare conserva, deforma, nasconde e restituisce ciò che attraversa.
Luogo: Teatri di Vita, Bologna
Nell’ambito di MareMuro, progetto realizzato da Teatri di Vita con Theater X / JugendtheaterBüro Berlin e Qendra Rinore ARKA Shkoder.
Art City Segnala 2020, in occasione di Arte Fiera
Programma: Europa Creativa dell’Unione Europea
Con opere di: Sara Pour, Ahmed Isamaldin, Ergys Vela
Il Vecchione partecipato / Sprigionare il futuro
Per due anni Cantieri Meticci ha trasformato il Vecchione di Capodanno in una grande costruzione collettiva.
Con Sprigionare il futuro, centinaia di cittadini hanno costruito cassetti-mattoni in cui depositare ciò che desideravano bruciare e lasciarsi alle spalle.
Un rito urbano antico diventa installazione partecipata: non solo guardare il fuoco, ma costruire insieme ciò che deve attraversarlo.
Edizione: Sprigionare il futuro — Capodanno 2019/2020
A cura di: Cantieri Meticci
Concept: Pietro Floridia
Bozzetto, immagine e parte scultorea: Sara Pour
Scenotecnica e allestimento: Davide Sorlini, Luana Pavani, Cantieri Meticci
Guide e laboratori partecipativi: Cantieri Meticci
In collaborazione con:
Comune di Bologna, MAMbo — Museo d’Arte Moderna di Bologna, Dipartimento educativo MAMbo, Senza Titolo
Luogo: Piazza Maggiore, Bologna
Ce jour-là / Il peschereccio dei messaggi
A Calais, dentro Atlas of Transitions, un furgone si trasforma in peschereccio.
Con una grande rete raccoglie messaggi in bottiglia: frammenti di diario privato, cronache pubbliche, parole scritte da migranti e cittadini di Calais. Ciò che normalmente si perde nel mare, nella frontiera, nella cronaca, viene pescato, custodito, rimesso in circolo.
Tra oggetti, video-disegni, scritture e installazione, Ce jour-là costruisce un archivio fragile del passaggio: non una storia unica, ma una costellazione di voci salvate dall’acqua.
Luogo:
Le Channel, Scène Nationale de Calais
Evento:
La saveur de l’autre / A Taste of the Other, 24–26 maggio 2019
Progetto:
Atlas of Transitions
In collaborazione con: Cantieri Meticci e Motus Terrae
Concept e drammaturgia del dispositivo: Pietro Floridia
Video-disegni e oggetti d’arte: Sara Pour
Allestimento: Davide Sorlini
Percorsi di scrittura: con migranti e cittadini di Calais
Il Vecchione partecipato / Alla finestra
Per due anni Cantieri Meticci ha trasformato il Vecchione di Capodanno in una grande costruzione collettiva.
Con Alla finestra, porte, finestre, ante, cassetti e mobili scartati sono diventati il corpo del fantoccio: una creatura fatta di soglie, affacci, memorie domestiche.
Un rito urbano antico diventa installazione partecipata: non solo guardare il fuoco, ma costruire insieme ciò che deve attraversarlo.
Edizione: Alla finestra — Capodanno 2018/2019
A cura di: Cantieri Meticci
Concept: Pietro Floridia
Bozzetto, immagine e parte scultorea: Sara Pour
Scenotecnica e allestimento: Davide Sorlini, Luana Pavani, Cantieri Meticci
Guide e laboratori partecipativi: Cantieri Meticci
In collaborazione con:
Comune di Bologna, MAMbo — Museo d’Arte Moderna di Bologna, Dipartimento educativo MAMbo, Senza Titolo
Luogo: Piazza Maggiore, Bologna
